Il film segue due percorsi destinati a convergere. Da una parte Daniel Kellner, interpretato da Josh O'Connor, giovane analista di sicurezza informatica che rischia la vita per denunciare le malefatte di una misteriosa corporazione chiamata Wardex. Dall'altra Margaret Fairchild, una meteorologa televisiva interpretata (Emily Blunt), che inizia a manifestare fenomeni inspiegabili - riesce a parlare russo e coreano senza rendersene conto, legge nel pensiero del vigile urbano che la ferma mentre va al lavoro - apparentemente collegati a un'intelligenza extraterrestre. Attorno a loro orbitano figure tipicamente spielberghiane: uomini che dubitano, donne che credono, burocrati che nascondono, bambini che non hanno mai smesso di guardare il cielo. Alla fine, le vite e i destini di Daniel e Margaret finiranno per intrecciarsi.
Meraviglia al posto del cinismo
Disclosure Day non assomiglia tanto a 'Incontri ravvicinati del terzo tipo' quanto a una versione sentimentale di 'X-Files'. C'è paranoia, c'è fuga, c'è persino una certa ossessione per le cospirazioni governative. Ma laddove la cultura contemporanea tende a vedere il complotto come una prova dell'inevitabile corruzione del potere, Spielberg continua ostinatamente a cercare la possibilità della redenzione. Una fiducia quasi ingenua e persino anacronistica. Il film non è perfetto, soffre a tratti di un'eccessiva verbosità perché la sceneggiatura accumula idee più velocemente di quanto riesca a svilupparle. Alcuni passaggi sulla tecnologia, sui media e sulla diffusione delle informazioni sembrano appartenere a un'epoca precedente ai social network. È come se guardasse il XXI secolo attraverso gli occhiali del Novecento. Forse un limite, forse una forma di resistenza culturale. Ma ciò che resta impresso non è la logica della trama. È il finale. Senza rivelarlo, possiamo dire che Spielberg compie una scelta che pochissimi registi di film mainstream oggi avrebbero il coraggio di fare: sostituisce il cinismo con la meraviglia. Non l'ottimismo superficiale, ma una meraviglia adulta, consapevole delle ferite del mondo e tuttavia incapace di rinunciare alla speranza.
(www.primocanale.it)