Chi è che non ha mai pensato che da qualche parte dovrebbe pur esistere una persona perfetta da amare e da cui essere amati? Un’ altra metà perfetta alla quale, secondo la famosa teoria del Simposio di Platone, eravamo una volta uniti per poi essere separati una volta gettati nella vita. Chi è che non si è mai fatto questa domanda? (chiedo per un amico).

L’ultimo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte, tratto, come Tre piani, da un libro dello scrittore israeliano Eskhol Nevo non sembra, all’inizio, aver a che fare proprio con questo interrogativo. I due protagonisti sono colti in località lontanissime e in vite che non sembrerebbero mai doversi incontrare. Il primo, Luis Garrel, interpreta un giovane italiano che sposa una norvegese che da lui aspetta un figlio; la seconda, Jasmine Trinca, in India al seguito di un compagno coinvolto in un importante e prestigioso progetto architettonico, è colta di sorpresa dal suo partner che le chiede di sposarlo, al microfono, di fronte al pubblico. Nessuna di queste due unioni è destinata a un buon fine. Ma è proprio durante il matrimonio di Trinca, con un uomo diverso da quello che si è dichiarato in pubblico, che lei e Garrel si incontrano. Giocando a tennis.

Si può decidere di abbandonare la cerimonia delle proprie nozze per introdursi in una partita da tennis chiedendo di fare un game? È solo il più clamoroso, e dolce, trucco del destino, con il quale due anime predestinate scoprono l’uno l’esistenza dell’altra. Moretti ha sempre usato lo sport come metafora di qualcos’altro (pensiamo proprio a Palombella rossa: l’ultimo film che più di trent’anni fa aveva presentato alla Mostra del Cinema di Venezia) e questa partita, dove i due si affrontano senza esclusione di colpi (vince Trinca) ma come se avessero giocato insieme chissà quante altre partite, è da subito allegoria di una prossimità reciproca destina a sfociare in una intimità profonda.

Quando si rincontrano lei è truccata come un’anziana signora perché è un’attrice ed è su un set in Spagna dove Garrel si trova per accompagnare il padre libertino, gaudente, entusiasta della vita e dei concerti, soprattutto quello di Springsteen che è la ragione per cui entrambi sono a San Sebastian. Ma nel frattempo la vita se ne infischia: lui si sposa con l’infermiera del padre, dopo la sua scomparsa; leì è del tutto assorbita dalla vita famigliare di una figlia adolescente problematica e di due bambini più piccoli. Moretti e il suo film li fanno incontrare ad intervalli di anni (7, 7, 3), fin quando è inevitabile che scoprano quanto è irresistibile desiderarsi e vivere insieme una relazione. Anche se vivono in famiglie e unioni con altri.

Come in un film di Truffaut o di Almodovar (il regista spagnolo è una sorta di fantasma in quest’opera: soprattutto perché le musiche sono di Alberto Iglesias, il musicista che ha curato la colonna sonora di tanti film del regista di Tutto su mia madre e Parla con lei), Succederà questa notte mostra che le sofferenze d’amore sono parte integrante della passione ma la vera novità non sta nel fatto che stavolta Moretti parli di un “potente amore”, come l’ha chiamato lui, invece di fare critica politica o commedia di costume (anche se qua e là, Moretti stesso, nelle veci del padre di Jasmine, piazza delle battute divertenti che somigliano a quelle dei suoi personaggi storici). Ciò che colpisce, e che rende questo film, recitato con lo stesso inesausto sentimento di ricerca dei suoi personaggi, uno dei suoi più belli da diversi anni a questa parte, è il diapason di cui dispone per filmare la felicità: Garrel e Trinca vivono la loro liaison con una gioia, un godimento e un divertimento che toccano lo spettatore e sembrano confermare la teoria che esista qualcuno perfetto per noi, là fuori, e non bisogna smettere di cercarlo. Mai. Nevo, che all’imprevedibile virtuosismo del destino ha dedicato uno dei suoi libri più belli, La simmetria dei desideri, racconta spesso del modo in cui il fato sembra sempre essere più intelligente di noi. Il segreto è accettarlo.

Quanto a coloro che hanno rimproverato a Moretti di aver abbandonato la lotta, di averli delusi nel loro perenne bisogno di conferme politiche – a Venezia e nelle critiche sembrano essercene stati molti – io credo che non abbiano guardato bene sullo sfondo o nella giusta direzione. In questo film che ha set in Scandinavia, in Spagna e in una Roma colta e soave, piena di luce e di persone per bene, c’è una idea di Europa che chiunque la abiti può sentire propria. Ed è una idea politica: forse gli Stati membri non riescono ad avere unità economica, interessi comuni più importanti delle sovranità nazionali, idee di strategia estera robuste e condivise, ma nel mondo di Moretti possiedono una idea della vita che non può fare a meno dell’amore che è la sua vera lingua comune.

(Mario Sesti - micromega.net)